A colloquio con Marisa Scavo: il mio impegno è aiutare i più deboli

di Maria Luisa Sisinna

Marisa Scavo, Procuratore aggiunto alla Procura della Repubblica di Catania, coordina il gruppo di lavoro che si occupa di reati in danno delle fasce deboli (maltrattamenti in famiglia in danno dei minori, e altri reati similari). 

Un compito molto difficile, impegnativo e carico di responsabilità, quindi, che richiede particolari tecniche d’indagine messe a punto da lei stessa, grazie alla collaborazione di colleghi che compongono il suo gruppo, in cui massima attenzione è rivolta alle modalità di audizione del minore: ‘E’ essenziale capire se i fatti che vengono riferiti da bambini in età che comprende la fascia dell’infanzia siano dichiarazioni spontanee o determinate da suggestioni proposte da familiari o altri soggetti’, afferma la dottoressa Scavo . L’audizione del minore è un momento molto importante per questo tipo d’indagine'.

‘Occorre attivare - continua- una rete istituzionale di supporto sul territorio, che comprende la presenza di assistenti sociali e centri antiviolenza nel caso si tendono ad accertare maltrattamenti in famiglia: un lavoro di rete sul territorio, quindi, che viene coadiuvato dalla collaborazione delle varie istituzioni quali Comune, Provincia o il Centro antiviolenza Tamaya (che si occupa esclusivamente di violenze in danno delle donne). In quest’ultimo periodo stiamo notando un aumento di questi episodi denunciati a danno dei minori: la maggior parte delle volte sono violenze commesse all’interno della famiglia stessa da parte del padre, di stretti congiunti o da parte del convivente della madre, e siamo riusciti nel giro di pochi mesi a concludere alcune indagini che hanno dimostrato la fondatezza delle accuse formulate dal minore. In altri casi (ma si tratta di avvenimenti residuali), ci siamo trovati di fronte a qualche denuncia pretestuosa presentata dalla madre che ha in corso una separazione giudiziale dal marito, e può quindi capitare che codeste denuncie siano false e che tendano a impedire gli incontri tra il padre e i figli minori”.

Come fate a capire se quanto denunciato è vero o ricostruzione fantasiosa?

‘L’esperienza maturata nell’ambito del mio gruppo di lavoro consente già sin dalla prima lettura della denuncia di possedere la capacità di orientare le indagini in un senso o nell’altro, cioè di capire preventivamente se si tratta di fatti infondati. L’età interessata riguarda l’infanzia: nel caso di minori che rientrano in questa fascia il racconto è de relato perché avviene tramite la madre e, se si tratta di denunzie pretestuose, il cliché si presenta in modo sempre uguale, lei riferisce che in seguito agli incontri col padre i bambini presentano alcuni segni sul proprio corpo (arrossamenti se si tratta di bambine, e evidenti masturbazioni non consone all’età se si tratta di bambini). Le denuncie fittizie da parte della madre si riducono coll’aumentare dell’età del bambino, e sono ovviamente meno frequenti perché si è già in grado di poter riferire e narrare i fatti con chiarezza, mentre quando si tratta di bambini in età infantile è più difficile poter verificare direttamente attraverso l’audizione del minore’.

Come riesce a conciliare il ruolo di giudice e di donna in una società in cui bisogna ricorrere alle quote rosa per poter occupare un ruolo degno all’interno delle istituzioni: non crede che i riconoscimenti nel mondo del lavoro debbano essere legati al diritto, al merito, e non concessi solo  perché una legge lo prevede?

‘Negli altri paesi europei la partecipazione alla vita pubblica da parte delle donne è molto intensa, più che in Italia dove negli ultimi quindici anni si è verificato un venir meno della partecipazione politica: ciò è dovuto al fatto che da noi non è prevista una rete di assistenza pubblica che permette alla donna di poter conciliare più ruoli (ruolo politico, professione forense o la stessa attività di magistrato). Evidentemente il nostro Paese è particolarmente carente nelle attività di servizi pubblici di assistenza nei confronti delle donne lavoratrici: negli altri paesi queste ultime riescono a partecipare attivamente perché possono contare su un’assistenza e un supporto da parte di enti istituzionali che erogano servizi per l’infanzia’.

Come valuta l’intervento dei militari dell'Arma nei confronti della giornalista Anna Maria Greco, la cronista de ‘Il giornale’ (indagata in relazione ad un articolo pubblicato dal quotidiano meneghino, che ha dichiarato di essere stata spogliata e perquisita dai Carabinieri? Lei ritiene giustificati questi metodi imbarazzanti nei confronti di una giornalista e di una donna?

‘Se lei inserisce questo fatto nel contesto politico in cui è nata la vicenda troverà da sé stessa la risposta.