Governo targato Mario Monti. Non siamo scettici, ma dubbiosi sì

di Nunzia Scalzo
 
Dal Governo Monti tutti si aspettano il miracolo. Noi no. Non ci mettiamo nelle file degli scettici, ma dei dubbiosi. Mario Monti non ci sembra affatto un messia, anzi. Rispetto sì, fiducia incondizionata no. Intanto però tutto il trambusto di questi giorni è riuscito a farmi prendere coscienza che siamo un popolo davvero strano. C’è qualcuno che sia in grado di spiegare perché subito dopo le elezioni i partiti presenti in parlamento erano cinque e oggi sono diventati ventuno? 

Ho cercato di capire chi fossero i nuovi sconosciuti che hanno preteso di essere convocati al Quirinale per le consultazioni e sono rimasti di stucco che i giornalisti non avevano domande per loro. (Che delusione!) Ho cercato notizie ovunque e ho osservato con attenzione la terrificante sfilata di gruppi e pseudogruppi da consultare, al Quirinale e al Senato, e ho avuto un istruttivo campionario di fisionomie, psicologie e linguaggi da far rivoltare nella tomba Cesare Lombroso. Indimenticabile il tizio che ha voluto elogiare il presidente per il compito da egli svolto. Mah! Dal Governo targato Monti l’unica cosa che mi aspetto è un taglio netto a tutti i lacci e i lacciuoli che impediscono di respirare. A cominciare dallo scioglimento degli Ordine professionali che sono quanto di più anacronistico possa esistere in una società moderna. Sui mercati invece il famoso effetto Monti se c’è, ancora non si vede.
Aspettiamo. Al di la di tutto resta che lafine del governo Berlusconi è stata salutata come soltanto in Italia sappiamo fare. Cioè male. Nella folla che ha aggredito Berlusconi c’era la stessa pazzia che c’era nella folla che ha ucciso Gheddafi. Proprio uguale. E’ inutile invocare democrazia e buone maniere. Era il peggio del peggio. Eppure ancora una volta dobbiamo dire grazie all’omino di Arcore perché le sue dimissioni hanno salvato molte coppie dallo sconforto coniugale serale del sabato sera, hanno creato l’occasione notturna per uscire di casa, hanno permesso di riempire di puntini di sospensione e punti esclamativi i social network, di brindare, di ubriacarsi, di festeggiare, di ridere, di dare libero sfogo alla parte peggiore che c’è in ogni persona, di suonare il clacson come dopo le partite e di cantare inni e “Bella ciao” a squarciagola. E poi, ai più audaci e ai puri e duri, le dimissioni del Cav hanno consentito di dare libero sfogo al loro pensiero e di urlare parole carinissime come: buffone, fuori dai coglioni, vattene, sparisci, vergognati, con tanto di sputi e monetine per dimostrare la presunta superiorità morale, etica, professionale e artistica di chi tali espressioni pronuncia. Berlusconi avrà anche sbagliato, ma questo popolo di giustizieri che invoca fucilazioni e ghigliottine mi sgomenta ancor più delle volgarità e delle corna dell’ex presidente del Consiglio nelle foto istituzionali. Ma tant’è. Siccome una festa è pur sempre una festa, c’è sempre chi si ubriaca e dice bestialità, e tra questi vanno annoverati tutti quelli che hanno urlato quelle carinerie a un presidente del Consiglio che si era appena dimesso.
C’è chi, Pierluigi Bersani, ha detto “Festeggiamo la liberazione”, mentre dovrebbe seriamente pensare che non è riuscito a costruire nulla di valido e di alternativo al Cav. Se non ci fosse stato l’Uomo in loden e si fosse deciso di andare alle urne avremmo assistito a un bello spettacolo di trapezismo politico. E lui, Pierluigi il tristo, lo sa. Ora che Berlusconi non c’è più ci sono quelli che dicono: senti che bell’aria pura, che bel vento, che bello spread (è risalito a velocità supersonica ma non si può dire perché vuol dire essere disfattisti), che bella democrazia, che vittoria, eppure non c’è stato nessuno che abbia vinto le elezioni, nessuno che abbia detto: votate per me che le cose cambieranno. Per non dire di tanti notisti politici, editorialisti e giornalisti dalle cui penne al posto dell’inchiostro sono uscite fuoco e fiamme. Se si guarda ai primi effetti dell’uscita di scena di Berlusconi si deve prendere atto che i comici non fanno più ridere e i pessimisti non riescono più a spaventare; neppure i loro elogi funebri. Tutti dicono che dobbiamo purificarci dall’intossicazione ammorbante di Berlusconi, che solo così si riuscirà a combinare qualcosa. Sarà. Nel frattempo noi ci tiriamo fuori da questi schemi perché pensiamo che bisogna fare tante cose, anche chiedere se siamo felici. E senza esitare rispondere ciecamente sì, lo siamo!