Il 2012, l'economia e il Veccho continente

di Maurizio Ballistreri
Grazie agli Indignados europei e al movimento Occupy Wall Strett si è avuta contezza nell’anno che è passato di uno stato d’animo diffuso nel mondo: l’insicurezza sociale, più volte descritta dal sociologo Zygmunt Baumann come conseguenza della “società liquida” prodotta dalla finanza globale. In questo 2012 che inizia, è l’Europa a mostrare i segni di una crisi economica che può sfociare in una gravissima recessione. Il Vecchio Continente deve risolvere quello che si può definire il “trilemma di Maastricht” e cioè, la riduzione dei debiti pubblici, la crescita dei redditi e della base imponibile, il recupero di competitività.
Ma l’ortodossia monetarista alla G base del Trattato non è in grado di risolverlo, come si vede dalle conseguenze dei tagli alla spesa pubblica, che riducono crescita ed entrate fiscali; dalle cosiddette “riforme strutturali”, che deprimono la domanda; dal taglio dei salari (e delle pensioni), raccomandato per recuperare competitività che accresce il peso reale dei debiti. L’intera Europa è costruita per impedire inflazione e indebitamento pubblico, quale conseguenza della “Sindrome di Weimar” che affligge la Germania, con la “dittatura dello spread” e il conseguente veto sugli eurobond e ad ogni intervento sui debiti sovrani dei singoli Stati, i quali, specie i più deboli, non avendo più il signoraggio sulla moneta sono costretti a prestiti in valuta estera. E così, la costruzione europea ha mostra drammaticamente tutti i suoi limiti, fondata com’è sull’asse franco-renano e sull’euro che ha mostrato tutti i suoi limiti di valuta espressione di un’unione monetaria ma non politica.
A questo punto, per evitare che dall’Europa, nel nuovo anno che è iniziato, si origini, a causa di politiche deflative imposte dall’asse franco- tedesco, una recessione in grado di propagarsi in tutto il pianeta, rendendo ancora più poveri e insicuri i cittadini a livello globale, è necessario che la politica si riappropri del proprio ruolo al posto dei banchieri e dei tecnocrati, ricordando in materia di politica economica quanto scrisse Keynes “la deflazione è un male peggiore di un’inflazione moderata".








