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Fleri a quattro anni dal terremoto. Dove è finita la coesione sociale?

2022-08-10 08:26

Rosario Faraci

Cronaca, Attualità, Focus,

Fleri a quattro anni dal terremoto. Dove è finita la coesione sociale?

Il prezzo più alto che si paga dopo un terremoto è la disgregazione di una comunità. A Fleri, questo rischio si sta correndo seriamente

Adesso vi raccontiamo la terza notizia su Fleri, la frazione di Zafferana Etna colpita dal sisma di Santo Stefano nel 2018. Notizia non sembra, ma invece lo è. Come tale merita di esser commentata.

Fleri è sparita dai radar della politica e dell’informazione, dicevamo.

Più che per le abitazioni e gli edifici pubblici, è sul piano della coesione sociale e delle dinamiche imprenditoriali che l’impatto del terremoto è stato devastante per Fleri. Non era successo così col terremoto del 1984 che colpì gli stessi luoghi. Allora erano altri tempi ed altra mentalità; c’erano meno pastoie della burocrazia, più politica presente fattivamente, meno passerelle di “politicanti” chiacchieroni; forse c’era più voglia di reagire da parte della stessa gente.

Invece, da quel maledetto sisma dell’alba del 26 dicembre del 2018, Fleri è come se non esistesse più. Possibile che nessuno si sia posto il problema prima, quando si stava per avviare la ricostruzione? Quando si animavano discussioni solo ed esclusivamente su questioni tecniche riguardanti la vicinanza o la lontananza dalla faglia? Come se queste criticità geologiche fossero prioritarie su ogni altra esigenza e non si fossero presentate (e risolte) invece anche nei terremoti avvenuti in altri luoghi d’Italia, financo più sismici di quelli etnei?

Se un terremoto per fortuna non semina morte, può però cancellare un territorio.

Diverse famiglie sono da anni alloggiate o sistemate da qualche altra parte, fuori da Fleri, nei comuni limitrofi. I primi tempi qualcuno stava pure nella roulotte, nella (vana) speranza di far presto ritorno a casa.

Altre famiglie non rientreranno mai più nelle abitazioni di proprietà. Hanno preso questa decisione un po’ per scelta, perché indotte dalle delocalizzazioni si sono riposizionate da altra parte ma non più a Zafferana. Soprattutto si sono comportate così per necessità, dato che le case sono state abbattute (ma non dal terremoto!), non potendosi più ricostruire per prossimità alla faglia.

Alcuni esercizi commerciali situati lungo la via Vittorio Emanuele di Fleri hanno chiuso per sempre i battenti dal giorno dopo il terremoto: questa è la sorte toccata ad un panificio, ad una rivendita di tabacchi, ad una salumeria-macelleria.

Qualche altro esercente si è fatto forza ed è ripartito: così è stato per il bar dei Messina, la salumeria della signora Ferlito e la macelleria dei Cavallaro ed ancora per qualche altro piccolo operatore economico. Simboli della voglia di ripartire, nonostante tutto.

La farmacia di cui è titolare la dottoressa Giusy Di Leo si trova adesso ubicata di fronte alla Chiesa. Non si sa bene se potrà fare ritorno nell’originaria ubicazione di via Vittorio Emanuele, perché quei locali sono stati danneggiati e tutta la struttura è vicina alla faglia. La farmacia potrebbe rimanere ancora nella piazza, ma in altra posizione.

La chiesa di Fleri – attualmente ospitata nei locali di casa Dusmet di proprietà dell’Arcidiocesi di Catania – è chiusa per danni. Riaprirà presto non appena saranno completati i lavori interni di riadattamento. Questi sono stati finanziati grazie alla polizza assicurativa stipulata dalla comunità parrocchiale in tempi non sospetti. Ma c’è qualcuno che storce il naso perché non tollera che il riadattamento di edifici di culto e quelli pubblici possa ripartire prima delle strutture adibite a civile abitazione. In realtà, si tratta di finanziamenti distinti da quelli dell’edilizia privata, ma a qualcuno piace fare polemica a prescindere.

Per fortuna pullula di gente il Blue Bar New posto di fronte alla Chiesa, molto affollato specialmente nel periodo estivo alla sera quando i catanesi cercano un po’ di fresco e un buon gelato alle pendici dell’Etna. Ma il resto dell’anno non è sempre così, specie se non c’è movimento di persone.

Proseguendo per meno di un chilometro, si arriva a Poggiofelice, altra frazione del Comune di Zafferana, dove il clima è spettrale, perché alla sera non si vede più nessuno in giro, dato che diverse case sono disabitate dalla notte del terremoto di quattro anni fa.

Resistono un paio di pizzerie, dislocate l’una dall’altra a distanza di qualche centinaio di metri, che animano il quartiere alla sera, anche se in molti casi il servizio è di asporto.

Durante il giorno invece c’è un via vai di clienti e artigiani che si recano da Lady Ceramica, la storica attività commerciale della famiglia Russo molto nota per la vasta selezione espositiva di pavimenti, rivestimenti, arredo bagno ed impianti di condizionamento e riscaldamento.

Il prezzo più alto che si paga dopo un terremoto è la disgregazione di una comunità. E’ l’opposto di quella che si chiama coesione sociale. A Fleri, che non sta dopo Milo ma prima di arrivare a Zafferana Etnea, questo rischio si sta correndo seriamente.

Le maglie delle relazioni sociali, e financo quelle familiari, si fanno più larghe. Fino al giorno di Natale del 2018 erano fittissime.

Adesso c’è meno gente in Chiesa, ci sono meno persone lungo la via Vittorio Emanuele, in alcune ore del giorno non si vede anima viva in giro. Però il centro di Zafferana Etnea pullula di vita, specialmente nelle serate estive tra una siciliana fritta e un gelato al pistacchio. Si fa finta di nulla, come se per Fleri, Poggiofelice e Pisano non ci fosse un domani. Come se non facessero parte dello stesso territorio comunale.

Dove è finita la coesione sociale?

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