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Il re muore, l’assurdo irrompe al Brancati

2023-11-17 16:19

Aldo Mattina

Cronaca, Spettacoli,

Il re muore, l’assurdo irrompe al Brancati

Omaggio al regista Maurizio Scaparro scomparso all'inizio dell'anno. E' stata l'ultima regia dal Maestro romano.

Commosso omaggio al regista Maurizio Scaparro, che ci lasciava all’inizio dell’anno in corso, ‘Il re muore’ di Eugène Ionesco approda a Catania per la stagione del Teatro della Città, al Brancati; è stata l’ultima regia del Maestro romano e, dopo l’esordio, ha continuato a circuitare in tutta Italia con la compagnia che lo aveva tenuta a battesimo il 3 novembre del 2022 in provincia di Fermo, nelle Marche, e che dovrebbe concludersi proprio con le repliche catanesi.

     Con Ionesco si completa, insieme a Samuel Beckett e Jean Genet, la triade maggiore del cosiddetto teatro dell’Assurdo che, a partire dagli anni Cinquanta del Novecento, ha profondamente trasformato la drammaturgia ‘classica’ aprendo nuovi orizzonti al linguaggio teatrale, affrontando la tematica del senso stesso della vita con apparente semplificazione ma, in realtà, inducendo a profonde riflessioni esistenziali. Se con ‘La cantatrice calva’ del 1950 Ionesco squarciava per la prima volta il velo delle convenzioni adottando alcune tecniche tipiche di questo nuovo teatro (il ricorso linguistico al nonsense, il burlesco che sfocia nel tragico, il ricorso al linguaggio banale e ripetitivo), nelle successive opere affinerà sempre più la sua concezione. ‘Il re muore’ rappresenta uno dei maggiori apici della sua drammaturgia. Protagonista è Bérenger I, sovrano dell’Universo; ha 283 anni e una malattia incurabile ma non sa ancora che sta per morire; le due regine, la fredda e calcolatrice Marguerite e la dolce e ancora innamorata Marie, venute a conoscenza della sua malattia grazie al medico, chirurgo, batteriologico e boia di corte, discutono a lungo se sia il caso di rivelare la triste sorte al marito e sovrano. Quando scoprirà finalmente la verità il re resta incredulo e non vuole convincersi della sua imminente morte. Pian piano dovrà ricredersi, prendendo atto che il suo stesso regno è in disfacimento, squassato da devastanti squarci e riempitosi di buchi in cui si inabissano i palazzi. Dapprima egli si crede ancora in possesso del potere sugli elementi della natura (anche dello stesso sole) e sulle persone ma ben presto scopre che la malattia non gli ha lasciato nessuna forza e, invano, ordina alla natura e agli uomini che neppure gli rispondono. Rimarrà sul trono, quasi immobile, assistito fino alla fine solo dalla moglie.

     Nella figura di Bérenger si rispecchia, in fondo, l’intera umanità alle prese con i propri affanni, la propria quotidianità che alla fine dovrà fare i conti, con comprendendo il perché, con la propria finitezza. La morte  pone  infatti persino il re di fronte ad una vana ricerca sul senso della vita senza riuscire a darsene pace: non i ricordi delle azioni svolte (anche se grandi gesta) e neppure l’amore. 

      La lettura registica del compianto Maurizio Scaparro è al tempo stesso rigorosa ma lieve e lascia ampio spazio all’intervento attoriale di una splendida compagnia, guidata con esemplare equilibrio da Edoardo Siravo, il quale dipinge un re attonito, ferito nell’animo e profondamente umano nel suo aggrapparsi alla vita che sfugge via senza che ne comprenda il perché.  Accanto a lui le due mogli, Marguerite, una inflessibile e dura Isabel Russinova, intenta a pianificare la ‘cerimonia’ che accompagni il più presto possibile il re verso il proprio trapasso mentre la seconda, Marie, a contrasto, Gabriella Casali (la preferita del re) cerca col suo amore di ‘prendere tempo’ e poi di rendere meno angosciosa la morte del sovrano. Claudia Portale è Juliette, cameriera ed infermiera che accudisce con cura e partecipazione emotiva il suo re. Alessio Caruso è il medico che sembra osservare indifferente e inesorabile l’inevitabile trapasso. Michele Ferlito, infine, è una guardia che, burocraticamente ripete le frasi quasi senza senso che il suo compito impone (‘il re si sente male’, ‘il re si vuole alzare’, il re si vuole sedere’…).

      Breve ma incisivo il contributo musicale del premio Oscar Nicola Piovano mentre i colorati costumi, veri e propri ‘addobbi’ sono di Santuzza Calì; decoratrice Caterina Pivirotto; elementi di scena di Antonia Petrocelli.