Spente le luci, ma non i riflettori sulla 82° Mostra. Tanti gli eventi: proiezioni nelle sale, conferenze stampa, Red Carpet, masterclass di attori o registi importanti (Kim Novak, Jane Campion, Castellitto/Mazzantini e altri), incontri presso le Giornate degli autori e, last but not least, Venice Immersive, nell'isola tecnologica, appuntamento fisso con la realtà virtuale e l'AI, frequentata dai più giovani (ma non solo). In momenti particolari, anche la politica ne ha permeato lo svolgimento: negli anni '60, quando i partiti si "spartivano" i premi e portavano avanti film dal discutibile valore, talvolta in barba ai capolavori degli allora emergenti Fellini e Visconti; nel '68, quando la contestazione entrò al Lido, coinvolgendo attori e registi. Quest'anno, 2025, non soltanto si è svolta una manifestazione pro Gaza con oltre cinquemila persone, il 30 agosto, in pieno festival, ma la giuria ha voluto dare un segnale forte. Premiati, fra gli altri, Servillo con la Coppa Volpi e Gianfranco Rosi per il docu "sotto le nuvole"; Leone d'Oro a Jarmusch per il film "Father, Mather,sister, brother", un movie sulle relazioni familiari ( ma non uno dei migliori del regista: forse più un premio alla carriera?). Il Leone d'Argento - Gran Premio Speciale della Giuria, è stato conferito al film "The voice of Hind Rajab" della regista Kaouther Ben Hania. La storia vera della bimba che chiede aiuto e viene soccorsa. Standing ovation di oltre 20 min. e, al momento della premiazione, pubblico in piedi. Se il Leone d'Argento è un premio speciale, la Giuria ha voluto dire qualcosa di più. Ha lanciato un messaggio forte: non è un riconoscimento al solo merito artistico, ma a ciò che il film rappresenta. Espressione della volontà dei soggetti che compongono la Giuria. Quasi personale. (Almeno,questa la mia interpretazione). Una bambina e i suoi soccorritori, persone che stanno lavorando per salvare una vita. Non importa a quale nazionalità appartengano. Mi chiedo, e continuiamo a chiederci: perché?
Questa Mostra appena terminata non è stata solo cinema, glamour, tecnologia, e neanche espressione di un contesto o di un conflitto sociale. Potrebbe aver segnato una svolta? Forse.
Potrebbe, perché il livello medio dei film è stato buono, ma non elevatissimo e, sicuramente, non superiore agli anni scorsi.
A parte " Un film fatto per Bene", caustico mockumentary di Maresco, e pochissimi altri, sono stati davvero pochi i film che hanno portato qualcosa di nuovo. Nonostante le numerose sezioni collaterali dedicate alle novità.
Le sale cinematografiche sono di nuovo frequentate, ma non necessariamente per ragioni qualitative. Allora cosa manca? Davvero il cinema è un insieme di loculi, citando uno dei film in concorso? Il linguaggio e la grammatica tradizionali sono ancora validi per fare cinema? Probabilmente sì, ma, forse, bisognerebbe utilizzarli diversamente, sovvertirne le regole. In sintesi, OSARE.
Come "in the hand of Dante" film fuori concorso che racconta, in modo visionario e sopra le righe, una delle opere più classiche della letteratura italiana.
Allora ...il Cinema, rappresentazione (anche) della vita, si propone per diventarne, a sua volta, protagonista.... O non è ancora pronto?


