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Bic: commemorato Bellini con “Il Pirata”

2025-09-25 10:41

Aldo Mattina

Cronaca, Spettacoli, Attualità, Focus,

Bic: commemorato Bellini con “Il Pirata”

Il nuovo allestimento fa ampio ricorso ad immagini proiettate, realizzate da Arcangelo Mazza, ricavate dallo storico allestimento di i Alessandro Sanquirico.

 

    Giunto al momento culminante il Bellini International Context ha proposto, in coincidenza col 190° anniversario della morte del Cigno, l’allestimento dell’opera che ne decretò il definitivo riconoscimento. Con “Il Pirata”, infatti, il Nostro  conquistava la Scala il 27 ottobre del 1827 aprendo oltretutto una nuova pagina del melodramma ottocentesco, lanciato verso il turbinio romantico con la ‘invenzione’ del tenore eroico (un Gualtiero ‘graziato’ dalla procella iniziale, appunto, quasi un’anticipazione di quello che sarà l’Otello verdiano). Un ideale passaggio di consegna dal belcantista Rossini (che non a caso sembrerà farne tesoro nell’Arnoldo del Guglielmo Tell composto due anni dopo, prima del definitivo abbandono della scena teatrale), nume tutelare di un recente passato che ormai aveva esaurito la sua funzione. Bellini ne raccoglieva il testimone, ancor più ancora di Donizetti secondo noi, in attesa dell’avvento di Giuseppe Verdi.

    Non è opera facile da allestire ‘Il Pirata’, soprattutto a causa di una scrittura vocale assai impervia rivolta soprattutto ai due protagonisti, Imogene e Gualtiero (ma anche le corde baritonali di Ernesto sono messe a dura prova); il passato del Bellini è ricco di edizioni con grandi interpreti. Ricordiamo, in rapida ed esemplificativa carrellata, le Imogene di Raina Kabaivanska, Montserrat Caballé, Lucia Aliberti e i Gualtiero di Salvatore Fisichella, Marcello Giordani, Rockwell Blacke (in una edizione festivaliera in forma concertistica). Non so quanti teatri, anche internazionali, possono vantare un simile palmares. Tra i primi a comprenderne la grandezza fu l’altro catanese (sia pure per caso), Giovanni Pacini, allora all’apice della sua fama, il quale si rese conto che ben presto sarebbe stato travolto  dal talento di questo nuovo catanese venuto dal sud!

     E pensare che proprio Pacini si attribuirà il merito di aver introdotto Bellini alla Scala scrivendo nella sua autobiografia “Le mie memorie artistiche”: “io proposi a Barbaia, e di ciò me ne faccio vanto, di fare accettare come maestro d’obbligo al teatro della Scala il mio celebre concittadino, il quale compose poi di fatto per quelle illustri scene nella stagione d’autunno il Pirata, che ebbe successo, come ognun sa, di pieno fanatismo, malgrado che il mio Ultimo giorno di Pompei, dato per primo spettacolo della stagione, avesse talmente incontrato da obbligare l’impresa a rimandare ogni sera indietro una quantità di accorrenti al teatro.”

      Ma veniamo all’attuale edizione. Il nuovo allestimento fa ampio ricorso all’utilizzo di immagini proiettate, realizzate da Arcangelo Mazza, liberamente ricavate dallo storico allestimento di Alessandro Sanquirico per la prima assoluta del Teatro alla Scala nel 1827; l’uso accorto delle luci di Antonio Alario ed ulteriori effetti scenici, specie nell’iniziale rievocazione della tempesta e poi il fosco finale avvolto da fitte nubi, con la grandiosa ondata che ingoia Imogene (ma perché?) ne completano la suggestione, guidata dalla regia di Renato Bonaiuto, tra vintage e modernità. Più tradizionali i costumi di Mariana Fracasso che aggiungono anche una variegata nota di colori.

      Sul piano musicale il direttore messinese  Marco Alibrando tendeva, fin dalla Sinfonia, ad imporre ritmi sostenuti, ma era pronto a soffusi ripiegamenti nelle scene più liriche per assecondarne l’afflato lirico, sostenendo con discrezione la linea di canto dei protagonisti.

     Il ruolo del titolo, il pirata Gualtiero, era affidato al tenore spagnolo Celso Albelo, esperto e titolato belcantista  rossiniano e belliniano; tecnica e fraseggio emergevano sicure ed eleganti anche se la faticosa tessitura belliniana ne metteva a dura prova la tenuta, rivelando l’inevitabile usura della voce. Protagonista femminile è stata il soprano russo Irina Lungo che, nel corso di questo 2025, ha potuto affrontare due fondamentali ruoli belliniani; dopo l’inaugurazione con il debutto in Norma era infatti attesa con interesse dai melomani anche nell’Imogene del Pirata. La sua interpretazione è stata molto calibrata e attenta alla definizione del personaggio; suo punto di forza la cura del recitativo che dispiega nel successivo afflato lirico delle arie, affrontate con maggiore autorevolezza rispetto ai momenti di maggior tensione drammatica, culminanti comunque in impeccabili acuti. Ernesto aveva nel baritono Franco Vassallo un possente riscontro vocale e scenico che gli ha procurato vere e proprie ovazioni. Ottimo e disinvolto l’Itulbo di Ivan Tanushi; Goffredo era Mariano Buccino, Adele Silvia Caliò. Puntuale, come di consueto, la prova del Coro istruito da Luigi Petrozziello.

     Pubblico assai soddisfatto e generoso di applausi, nonostante l’ora tarda. Una edizione che non passerà certamente alla storia pur mantenendo un dignitoso livello.