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Gianni Scuto rilegge Candida di George Bernard Shaw

2026-01-07 15:41

Aldo Mattina

Cronaca, Spettacoli, Focus,

Gianni Scuto rilegge Candida di George Bernard Shaw

"Coraggioso" il tentativo di riportarlo in vita così come è stato il riproporre uno dei suoi capolavori, “Candida”, da parte del teatro Fellini e del regista

 

    Non è facile, tra le stagioni teatrali odierne, imbattersi in un autore come l’irlandese George Bernard Shaw; sembrerebbe proprio trovarsi tra i ‘classici’ ormai dimenticati. Appare quindi quanto mai ‘coraggioso’ il tentativo di riportarlo in vita così come è stato il riproporre uno dei suoi capolavori, “Candida”, da parte del teatro Fellini di Catania e del regista Gianni Scuto. Eppure Shaw è stato un autore che ha attraversato il periodo a cavallo fra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento con una imponente produzione che non passa certo inosservata nel panorama della letteratura inglese, tra la fine dell’Età Vittoriana e la crisi della modernità successiva.

     Ciò che colloca Shaw al centro dell’interesse, con ricadute che possono farcelo apparire in qualche misura attuale, è l’indagine da lui condotta sulla questione sociale del suo tempo (non a caso ebbe un’estrazione socialista) con particolare attenzione alla condizione della donna. Resta evidente l’influenza di Shaw per il teatro del norvegese Henrik Ibsen, sensibilissimo autore, vero e proprio indagatore e ‘paladino’ di memorabili figure femminili.

     Scritta nel 1895 e rappresentata due anni dopo “Candida” fu pubblicata nel 1898 all’interno della raccolta in due volumi “Commedie gradevoli e sgradevoli” (faceva parte delle prime) con l’appellativo di ‘mistero’ attribuito dallo stesso autore. L’aura della protagonista rifulge di luce propria facendo vivere, in fondo, di luce riflessa i personaggi che ne circondano la quotidianità.

     La scena fissa in cui si svolgono i tre atti della Commedia (opportunamente ridimensionata in due scorrevoli atti da Gianni Scuto) descrive un vero e proprio spaccato della società tardo-vittoriana, di cui ogni singolo personaggio rappresenta un ‘tipo’, diremmo quasi una maschera. C’è il pastore James Morell (interpretato da Domenico Maugeri), marito di Candida, tutto preso dalla sua attività di predicatore ed incline a facili infatuazioni per le segretarie come l’attuale Proserpine (Marcella Marino); c’è Burgess (Salvo Brocato), suo suocero, padre di Candida, spregiudicato e zotico speculatore che non pone limiti allo sfruttamento dei suoi operai; quasi un prototipo della società industriale e del capitalismo moderno più cinico. C’è l’immancabile giovane poeta romantico Eugene Marchbanks (Giorgio Candarella), eternamente infelice ed in continua ricerca di amore. Al centro di questo microcosmo troviamo l’affascinante ed ancor giovane Candida, moglie di James, non insensibile alle profferte amorose del giovane poeta, conosciuto durante una vacanza lontana dal marito. Jessica Ferro ne offre un’interpretazione di rara sensibilità, non priva di ironico istrionismo, tenendo sotto scacco i due uomini e, nella memorabile scena finale in cui è chiamata a ‘scegliere’ tra il marito e il giovanissimo pretendente (appena diciottenne), dimostra tutta la saggezza di una donna libera da condizionamenti e ‘pressioni’ sociali ma non istintiva. Preferirà rimanere al fianco del marito che, in fondo, è il più debole tra i due. Una scelta che si rivela essere una sorta di ‘coup de theatre’.

     La regia di Scuto sembra muoversi tra il mantenimento di un rispetto per il testo classico ed un ‘alleggerimento’ pieno di ironia che vira, senza seriosità, verso la parte più divertente della commedia, assecondato dalla recitazione priva di orpelli ma sagace e consapevole di tutti i protagonisti.