È una novità, quest’anno, per il Teatro Massimo ‘Bellini’, ma non è un’idea del tutto nuova. Intendiamo riferirci ad una sezione della Stagione 2026, ‘Opera da camera al Sangiorgi’, con la quale si dà il via, in maniera strutturale, a nuovi lavori di teatro musicale appositamente commissionati a compositori contemporanei, prevalentemente siciliani. Ad inaugurare questa sezione è stata l’Opera in un prologo, otto scene ed un epilogo ‘Il quinto moschettiere’; libretto di Vincenzo De Vivo, musica di Matteo Musumeci.
Lavorando con gustoso divertimento sugli immortali personaggi creati da Dumas De Vivo arriva ad immaginare un fantasioso sviluppo della vicenda riguardante i tre moschettieri Athos, Porthos e Aramis (il quarto, D’Artagnan è lontano in missione), ‘creando’ la figura di un quinto moschettiere. La novità è che, in omaggio al principio delle ‘pari opportunità, quest’ultimo si rivela essere…una donna.
Siamo alla fine del primo ventennio del XVII secolo, subito dopo la presa della roccaforte di La Rochelle, la quale ha sancito la definitiva sconfitta degli Ugonotti; il re e il suo primo ministro, cardinale Richelieu sono adesso in accordo ma la regina sente comunque il bisogno di avere un nuovo moschettiere ed incarica di cercarlo la sua dama di compagnia, Mademoiselle de Jarjayes. Sarà però un fantomatico paggio del re, stranamente somigliante alla Jarayes, a consegnare ad Aramis un invito a recarsi a corte per incontrare la regina. Seguiranno una serie di intriganti avventure con tanto di agnizione finale. Il paggio, esperto d’armi, diventerà il ‘quinto moschettiere’ col nome di Oscar de Jarayes, progenitrice di quella che, un secolo dopo, sarà conosciuta come Lady Oscar.
Su questa fantasiosa vicenda Matteo Musumeci costruisce una serie di episodi in vario stile attingendo non solo alla matrice del melodramma tradizionale per ‘pezzi chiusi’, ma a ritmi ben più moderni di samba e valzer intessuti da un ricorrente melodizzare e tenendo insieme elementi folk, pop e jazz. In verità la veste complessiva rammenta più il musical che l’opera, in un susseguirsi di quadri briosi e ammiccanti alla danza che ingenerano divertimento.
La scena e le luci, di Paolo Vitale, riempiono in maniera sovrabbondante il piccolo palco del Sangiorgi, su cui si destreggia abilmente il regista Davide Garattini Raimondi; solisti e coro, ‘vestiti da Giovanna Giorgianni sono un tripudio di colori che si muovono freneticamente sulla scena dando vita, anche, agli immancabili duelli in perfetto stile ‘cappa e spada’.
Sul podio Domenico Schiano Lo Moriello dirige con energia una snella orchestra del Bellini, corroborata da pianoforte, basso, batteria e chitarra, mentre il coro è istruito da Massimo Fiocchi Malaspina.
Quanto ai solisti Italo Proferisce, Ivan Tanushi e Ugo Guagliardo erano i tre trascinanti moschettieri mentre il doppio ruolo della ‘quinta moschettiera’ era sostenuto, con grazia, da Albane Carrère.
Un pubblico piacevolmente divertito gremiva il teatro.


