Dopo tanti adattamenti e riduzioni più o meno riusciti, lo Stabile di Catania propone, al Verga, uno spettacolo di ‘puro’ teatro, e che teatro! Una pieces dello scrittore statunitense John Patrick Shanley, premio Pulitzer per la drammaturgia nel 2005 con “Il dubbio”. E proprio di questo lavoro stiamo parlando, presentato nella traduzione di Flavia Tolnay per la regia di Andrea Chiodi. Dopo il grande successo della ‘prima’, rappresentata al Manhattan Theatre Club di New York il 23 novembre 2004, e poi proseguito a Broadway, “Il dubbio” ottenne, fra l’altro, un ulteriore, grande successo nella versione cinematografica diretta e sceneggiata dallo stesso Shanley, potendo contare sulla superba interpretazione di Maryl Streep, affiancata da Philip Seymour Hoffman, Amy Adams e Viola Davis (tutti candidati agli Oscar, insieme allo stesso autore-regista e sceneggiatore).
Tipico ‘dramma da camera’ sulla scia dei Pinter e dei Miller, Il dubbio vive sui lancinanti dialoghi fra i protagonisti; tra le presunte certezze ed una falsa ricerca della verità, basate su preconcetti ed ipotesi, ciò che appare ‘certo’ è solo il dubbio scaturito da calunnie e pettegolezzi sempre crescenti. Ma non c’è verdetto possibile, solo amare considerazioni lasciate all’interpretazione di chi assiste allo svolgersi del dramma e, semmai, una umana pietà per le debolezze degli esseri umani,
Ambientato a Brooklyn all’interno di una scuola cattolica, negli anni Sessanta del Novecento, Il dubbio mette in scena un confronto serrato tra la rigida e conservatrice direttrice dell’istituto, Sorella Aloysius e il giovane sacerdote Padre Flynn, i cui metodi pedagogici, ispirati al dettato del Concilio Vaticano II, vengono guardati con crescente sospetto. Agli occhi di Sorella Aloysius un’ombra inquietante si insinua nel rapporto tra Padre Flynn e un giovane studente di colore, Miller, appena ammesso nella scuola. Sospetto di molestia sessuale alimentato anche dall’ingenuità di Sorella James, giovane docente della scuola indotta alla delazione dalla stessa direttrice. Il drammatico confronto fra Sorella Aloysius e la madre del ragazzo non fa altro che acuire le tensioni anche se, in fondo, la madre vuol tenere ugualmente il figlio a scuola per sottrarlo alle ire del padre, il quale non ha accettato la sua potenziale omosessualità. Padre Flynn preferirà, alla fine, dare le dimissioni, diventando comunque Priore in un più prestigioso Istituto, mentre Sorella Aloysius pur soddisfatta per il suo allontanamento resta sopraffatta dal ‘dubbio’ che ha iniziato a minare le proprie certezze.
In un simile contesto emerge prepotente la capacità di scavo interiore della parola, ed è qui che inizia il compito dell’attore. Nella recita catanese abbiamo potuto assistere alla interpretazione vigorosa, potente, addirittura monumentale di Elena Ghiaurov che ha scolpito la figura di Sorella Aloysius, nella parola e nei gesti, con straordinaria intensità. I dialoghi con gli altri tre personaggi sono stati esemplari nella loro incisività e, grazie anche alla bravura dei suoi compagni ed antagonisti, insieme hanno dato vita ad pezzo di teatro di rara potenza espressiva. Luigi Tabita è stato un Padre Flynn appassionato e convinto delle proprie azioni, pur messe continuamente in discussione fino allo sfinimento. Caterina Sanvi è stata una trepida Signora Miller, madre dilaniata di un figlio difficile per il quale è pronta ad affrontare ogni difficoltà esistenziale. Irene Tetto riesce a far convivere, in Sorella James, la freschezza della sua gioventù e del suo credo didattico in un contesto asfittico e pieno di pregiudizi.
Su scure scene tutte interne e morigerati costumi (entrambi di Guido Buganza), scarne musiche pianistiche di Ferdinando Baroffio e luci di Gaetano La Mela, la vigile regia di Andrea Chiodi ha dimostrato come si possa fare ‘vero’ teatro, anche duro, ma capace di indurre profonda riflessione.


