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Sala Futura: E' ancora Pirandello?

2026-03-18 10:22

Aldo Mattina

Cronaca, Spettacoli, Focus,

Sala Futura: E' ancora Pirandello?

Il problema ricorrente è sempre lo stesso: fino a che punto si può riadattare un testo senza tradire il suo autore? Forse sarebbe meglio parlare di riduzione.

 

     Il problema ricorrente è sempre lo stesso: fino a che punto ci si può spingere a ‘rileggere’ e ridurre un testo più o meno classico senza ‘tradire’ il suo autore? Se parliamo di un testo di scrittore straniero, magari, ci si può trincerare dietro la scelta di una nuova traduzione (ma riduzione e adattamento sono ben altra cosa); se però l’autore è italiano il testo è lì, ben presente, salvo ‘ridurlo’ (ossia tagliare scene e personaggi) per adattarlo al gusto d’oggi che, sembrerebbe, non riesce a tollerare più di un’ora e mezzo di durata.

     Ma veniamo ad un esempio concreto di questi giorni; il Teatro Stabile di Catania mette in scena, per la stagione al Teatro Futura, un titolo ben preciso: “L’amica delle mogli” di Luigi Pirandello; così recita in bella evidenza il cartellone (e la conseguente locandina dello spettacolo); una precisa indicazione ci informa anche che si tratta di una ‘riduzione teatrale’di Gianni Garrera. Riduzione ci induce a pensare che sia stato apportato qualche taglio al testo e, possibilmente, sia stato anche eliminato qualche personaggio; e così, infatti, è (ce ne accorgiamo ben presto). Ma non finisce qui poiché la regia dell’estroso Nicola Alberto Orofino va ben oltre. La commedia di Pirandello nasce nel 1926, ricavata a sua volta (dallo stesso Pirandello) da una novella del 1894 e va in scena la prima volta al Teatro Argentina di Roma il 28 aprile 1927 nell’interpretazione della Musa pirandelliana Marta Abba, grande attrice tragica dell’epoca. Le scene e i costumi dell’attuale ripresa, di Vincenzo La Mendola, ci portano ad una imprecisata epoca vicino alla nostra (anni ’70-‘90?) caratterizzata dalla presenza di un televisore (che diventa quasi personaggio dialogante) mentre le musiche alternano momenti di lirica (il Verdi de ‘La traviata) ad altri di scatenata musica pop-rock che produce anche frenetiche danze da discoteca nei personaggi (a partire proprio dalla protagonista, Marta).

     A questo punto ci poniamo una domanda: Se per assurdo un ignaro spettatore non conoscesse in alcun modo il teatro di Pirandello e vi assistesse per la prima volta, che idea ne trarrebbe?  Non si farebbe forse l’idea che ‘questo’ sia Pirandello? E se, invece ad assistere fosse qualcuno che conosce ed ama il teatro di Pirandello non si sentirebbe tradito o, addirittura preso in giro? Non sarebbe stato forse più giusto annunciare lo spettacolo come un ‘libero adattamento/divertimento da un’idea di Luigi Pirandello’?

       Queste riflessioni, probabilmente, sono destinate a cadere nel nulla, perché oggi gli allestimenti teatrali hanno mutato pelle e tendono sempre più a tradurre la memoria del passato secondo nuovi canoni, revisionandoli, aggiustandoli, adattandoli al gusto di chi li fa; ed anche il pubblico resta coinvolto in una sorta di condizionamento acritico che pone una pietra tombale sulla cultura del nostro passato.

     Ne è piena dimostrazione anche questa Amica delle mogli, di Pirandello/ Orofino/ Garrera, che è risultata una commedia gradita dai più perché ben confezionata, ben recitata (da Carmen Panarello, Gianmarco Arcadipane, Giorgia Boscarino, Giovanni Cart, Lydia Giordano) e diretta con mano esperta da Orofino nel suo riconoscibile stile multimediale. Solo che di Pirandello restava una pallida idea, al netto della riconoscibile trama, utilizzata e piegata ad esigenze di puro divertissement intellettualistico.