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Meridionalismo e spirito civico per l'Italia

2022-07-30 18:24

Donatella Turillo

In questo scenario, il meridionalismo assume di conseguenza, una prospettiva alternativa a quella del vecchio rivendicazionismo sudista

Lo scioglimento anticipato delle Camere ha importanti conseguenze per le dinamiche economiche e sociali del nostro Paese e sul suo sistema politico.

Sul primo versante rischia di rimanere sospesa una delle scelte strategiche dell’Agenda-Draghi” e, cioè, la volontà del governo di destinare il 40% delle risorse al Sud nell’attuazione del PNRR, assieme all’approvazione del necessario provvedimento in materia di salario minimo legale, fondamentale per il contrasto al dumping e allo sfruttamento sociale, specie nel Mezzogiorno, mentre di positivo c’è la fine dell’iter parlamentare dello sciagurato disegno di legge del ministro Gelmini sull’autonomia differenziata, nuovo tentativo per una secessione territoriale del Nord in forma soft.

E la fine anticipata della legislatura non è meno gravida di conseguenze per il sistema politico italiano, con la fine del tripolarismo e il ripristino di uno schema bipolare (si potrebbe definire bipolare e ½ in ragione del libero fluttuare di ciò che rimane dei Cinque Stelle) e una dialettica tra uno schieramento sovranista  - termine edulcorato per non utilizzare il più corretto sotto il profilo politologico, riferimento al nazionalismo - e populista ed uno che si richiama allo spirito repubblicano.

In questo scenario, l’unico elemento di novità politica e programmatica nell’attuale vicenda elettorale, è rappresentato dalla costituzione di un’alleanza civica tra movimenti territoriali del Nord, del Centro e del Sud, a favore della scelta strategica della perequazione tra le diverse aree del Paese in termini di investimenti e di dotazione di infrastrutture, materiali e immateriali, per il rilancio dello spirito comunitario quale punto di equilibrio tra globale e locale.

Tornano, così, di attualità, tra le altre, le esperienze civiche e comunitarie di Adriano Olivetti ad Ivrea e di Danilo Dolci in Sicilia, la predicazione di don Milani, le tesi meridionaliste di Gaetano Salvemini e della rivista “Nord e Sud” di Francesco Compagna.

Il meridionalismo assume di conseguenza, una prospettiva alternativa a quella del vecchio rivendicazionismo sudista, in alcuni casi addirittura intriso di uno spirito sanfedista con nostalgie borboniche, per proporre una scelta chiara di un forte legame del Sud con il resto del Paese, attualizzando l’Autonomia siciliana in questa prospettiva e con un’Europa che, accantonata l’austerity, riscopra l’originaria vocazione sociale e il recupero della tematica dello “sviluppo armonioso” del territorio, che il fondatore della Svimez, Pasquale Saraceno, riuscì a far inserire nel codice genetico del Trattato di Roma del 1957 della Comunità Economica Europea, antenata della futura Unione Europea.

Un meridionalismo che assume la questione del lavoro per i giovani come strategica, riprendendo le tesi del prestigioso economista keynesiano Federico Caffè, maestro di Mario Draghi, che aveva compreso come il ritardato inserimento nel mercato del lavoro dei giovani, anche quando sono sostenuti dalle famiglie, provoca una distruzione di risorse umane, condannando intere generazioni ad acquisire tardivamente e spesso malamente le competenze ed esperienze della vita professionale. Caffè aveva lucidamente analizzato che dove il mercato falliva, fosse compito specifico delle istituzioni pubbliche creare lavoro per i giovani, impedendo quella che oggi si definisce come la “fuga dei cervelli” e che per le giovani generazioni meridionali può avvenire in termini di valorizzazione produttiva delle conoscenze, soprattutto se il Mezzogiorno diventa la piattaforma culturale, ambientale e logistica euromediterranea.

Civismo e moderno meridionalismo declinati in una vera prospettiva di riformismo sociale, costituiscono l’unica proposta politica innovativa, fortemente valoriale ma anche concreta, quale risposta alle grandi sfide che stanno di fronte all’Italia, nuova guerra fredda, transizione energetica, rischi di stagflazione, Europa sociale.

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