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Il nuovo Governo non tema le sfide che è chiamato ad affrontare

2022-10-04 20:10

Enzo Trantino

Cronaca, Politica, Focus,

Il nuovo Governo non tema le sfide che è chiamato ad affrontare

Ci saranno tempi duri, frutto anche di lontane radici di incapacità degli attuali critici, ieri sordi e ciechi

Dopo avere rovistato la spazzatura, i nemici del “nuovo”, del prossimo governo Meloni cioè, si rintanano nel disprezzo generale, sempre più grotteschi e umiliati.

Continueranno? E di cosa altro potranno parlare? Dei programmi che non hanno? Delle frustrazioni divenute dottrina dello Stato?

Della meschinità dell’odio perdurante?

Facciano pure. L’Italia ha risposto.

Quando poi assistiamo a qualche supponente esaminatore comunista dettare il passato di una donna di testa superiore, rimproverandole persino la condotta di un padre che non ha di fatto conosciuto, perché allontanatosi dalla famiglia  quando Giorgia sconosceva i giocattoli, allora se cerca storia, spieghi, visto che è colto ma cattivo, come diventi obbligo dimenticare 50 milioni di morti per mano comunista, foibe e massacri di massa, quando il futuro presidente del Consiglio non era ancora nata, ma colpevole comunque, perché il sinedrio dell’odio non riesce ancora a elaborare il lutto di non potere governare l’Italia, come è avvenuto senza vincere alcuna elezione negli ultimi dieci anni.

Colpa del “Rosatellum”? Cioè capolavoro di un allora deputato comunista, portato avanti da un presidente del Consiglio, Gentiloni, “rosso”, che pose la fiducia perché proprio il fronte parlamentare del centro-destra avversava il provvedimento.

Si resta sgomenti davanti all’arroganza dei colpevoli, truccati da giudici, sempre più lontani e nemici del popolo italiano che li ha scrutinati e bocciati.

Ma i problemi seri e importanti sono altri e attengono a una prossima, difficilissima navigazione di un popolo bisognoso di aiuti, e persino tradito dal cattocomunista Enrico Letta, che corre in Germania, pochi giorni fa, per cercare nuovi nemici contro l’Italia da quel governo che, sfilandosi da ogni patto, mette sul tavolo duecento miliardi, considerandosi però portavoce di un’Europa che aveva, invece, bisogno di una fortissima pratica di solidarietà.

Immaginatevi se la presidente del prossimo governo avesse consumato un tale scempio di lealtà.

Quindi credere nell’Europa, richiamandola all’onore dei patti, è condotta critica da condannare?

Allora chiariamo subito. Se il fronte avversario prende le armi della guerra strisciante, non si aspetti ulteriori inviti alla concordia nazionale. Avrà risposte adeguate non solo in Parlamento con l’uso della democrazia di governo, ma, soprattutto nel popolo italiano, che sa giudicare i giocatori e i bari.

Il nuovo esecutivo con pochi o molti tecnici non deve essere scelto dai perdenti, ma giudicato per le opere in una economia di guerra.

Ci saranno tempi duri, frutto anche di lontane radici di incapacità degli attuali critici, ieri sordi e ciechi.

Siano seri nella opposizione, e se versano in difficoltà, chiedano consigli a questa giovane signora che, per essere irricattabile, risulta credibile come il popolo sovrano ha sentenziato.

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