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Eppideis, un sogno anni Cinquanta

2023-01-08 15:55

Aldo Mattina

Cronaca, Spettacoli, Focus,

Eppideis, un sogno anni Cinquanta

Eppideis torna in città per merito del Piccolo Teatro. Spettacolo ben collaudato che l' autore Rosario Palazzolo definisce "il più atipico dei suoi spettacoli"

 È uno spettacolo ben collaudato. Eppideis di Rosario Palazzolo (interpretato da uno strepitoso Silvio Laviano) ha debuttato a novembre del 2021 nella Sala Futura del Teatro Stabile di Catania (che lo ha prodotto) per poi circuitare in Italia sempre con grande successo. È tornato adesso, prima di intraprendere una nuova tournée, per merito del Teatro della Città di Catania – Centro di Produzione Teatrale di Orazio Torrisi, nella storica sede alternativa del Piccolo Teatro, con le scene ed i costumi di Mela Dell’Erba, le musiche originali e gli effetti sonori di Gianluca Misiti, le luci di Gaetano Mela. La regia dello stesso autore.

    Eppideis è uno spettacolo che lo stesso autore definisce “il più atipico fra i suoi spettacoli atipici”. È l’ultimo atto di una trilogia dell’Espiazione intorno al tema del senso di colpa e del fallimento. Tema non facile ad essere rappresentato che potrebbe sfociare, nel suo terribile pessimismo senza possibilità di catarsi, in una visione truce e oppressiva. Ma per fortuna non è così perché nel corso della storia prevale continuamente un senso di leggerezza, di euforia, rappresentate dal/dalla protagonista, Gioni, una tredicenne solare, allegra, amante della vita,  interpretata ‘en travestì’ da un uomo, l’istrionico e camaleontico Silvio Laviano, combattuta dai problemi tipici della preadolescenza. L’inizio ci mostra una iperrealtà distopica, apocalittica, in cui un uomo (che poi si rivelerà essere interprete della ragazzina), interprete fuori dal tempo, tra suoni schizofrenici e frammenti di ricordi, si accinge a  vivere/rivivere una presunta condizione passata o forse un sogno o una sua consapevole creazione. Sembrerebbe quasi la ricostruzione iniziale dell’Ultimo nastro di Krapp di Samuel Beckett…ma ecco che ‘one, two, three, go’… la scena cambia. Ci ritroviamo immersi in un universo alternativo creato da Gioni, direttamente all’interno della celeberrima sit-com americana Happy days ambientata nei favolosi anni Cinquanta a Milwaukee, piccola cittadina del Wisconsin. Ma l’Eppideis ‘creata’ da Gioni non è reale, o meglio lo è solo per lei, così come tutto ciò che la circonda ed anche lo stesso pubblico presente in sala, con cui Gioni/Laviano dialoga direttamente eleggendo a interlocutori i personaggi della serie, Fonzie, Cindy, la ‘mammina’…

     Sarebbe difficile reggere il peso di questo ‘monologo allargato’ se non ci fosse sul palco un attore di straordinaria capacità, tecnica, interpretativa, identificativa. Silvio Laviano, indiscutibilmente, compie quasi un miracolo destreggiandosi in un ruolo che rende vivo, credibile, trepidante, coinvolgendo il pubblico in cui si immerge, scatenandosi in danze sfrenate, immalinconendosi, dialogando anche (con sottile abilità) con le voci registrate della sua famiglia immaginaria; le voci di Cosimo Coltraro, Manuela Ventura, Viola Palazzolo e  Rosario Palazzolo.

     In ultimo si torna alla situazione futuribile/atemporale dell’inizio quando il protagonista decide di uccidersi, ma ritorna immediatamente in vita perché in questo tempo ipotetico la morte è stata sconfitta…Cerca di darne spiegazione l’intervento dell’autore e regista, Rosario Palazzolo, che interviene come una sorta di deus ex machina direttamente sul palco. Un intervento, in definitiva che non vuole essere chiarificatore ma aprire una strada alle diverse interpretazioni che il pubblico vorrà dare perché in fondo sulla scena è stato proiettato un ‘alter ego’ su cui scaricare le paure, le colpe, i fallimenti di un’ipotetica vita.  

     Una pieces che induce, al tempo stesso, al sorriso ed alla riflessione ed una magistrale prova d’attore che il pubblico ha riconosciuto con ripetuti applausi.

     

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