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Cyrano tra teatro-canzone e avanspettacolo

2023-02-02 11:36

Aldo Mattina

Cronaca, Spettacoli, Focus,

Cyrano tra teatro-canzone e avanspettacolo

Un testo sempre classico, ma il teatro d’oggi è molto diverso da quello di un tempo; sono cambiate le aspettative, gli intenti, perfino le regole.

Cyrano de Bergerac di Edmond Rostand è sicuramente uno dei testi più rappresentati nella storia del teatro: Chi frequenta da anni le stagioni teatrali ha potuto vederlo chissà quante volte; insomma è quello che si può definire un testo classico, ma il teatro d’oggi è molto diverso da quello di un tempo; sono cambiate le aspettative, gli intenti, perfino le regole. Non si segue più, per esempio, la scansione in atti prevista dagli autori del passato; oggi prevale l’atto unico che, anche per evidenti difficoltà a mantenere l’attenzione e la concentrazione del pubblico, non può superare le due ore; meglio ancora se lo si contiene tra un’ora e un quarto e un’ora e tre quarti. Sembrerebbe un freddo dato numerico ma, a ben vedere, da esso discendono una serie di considerazioni su cui bisogna pur riflettere.

     Giusto o sbagliato che sia è venuto meno (ormai da tempo) il primo presupposto di una messa in scena; non vedremo mai più rappresentati i testi di Shakespeare, Moliere, Euripide nella loro interezza perché…sono troppo lunghi. Ma anche autori più vicini al nostro tempo, come lo stesso Pirandello saranno sempre più soggetti ad adattamenti, riduzioni, concentrazioni…una specie di revival delle “Selezioni dal Reader’s Digest” che pubblicavano i riassunti dei capolavori.

     Naturalmente sono svariati i motivi che hanno portato alla situazione attuale. Innanzitutto il mondo è cambiato, i gusti sono cambiati, le regole di comunicazione ed anche la sensibilità degli artisti e dello stesso pubblico, e di questo bisogna prendere atto. Fatto sta che i registi e i loro collaboratori (scrittori, traduttori…) oggi propongono sempre più l’opera di…nell’adattamento o nella libera rielaborazione di…

     Un prerequisito del pubblico odierno prevede, quindi, la conoscenza dell’opera originale; chi invece si avvicinasse per la prima volta al testo verrebbe a conoscerlo in una maniera che è ben lontana da quanto concepito dall’autore. In definitiva alle giovani generazioni viene preclusa la conoscenza di un Amleto, di una Medea, di un Don Giovanni…Dobbiamo avere la consapevolezza che il teatro classico è morto!  Il nostro passato può essere solo reinterpretato per consegnarci una pallida eco di quanto è stato.

     Quanto sopra non vuole essere un giudizio di merito ma una constatazione oggettiva sulla condizione dell’odierno teatro di prosa.

     Lo spettacolo che ci ha indotto a tali riflessioni è stato, incidentalmente, il “Cyrano de Bergerac” (1897) proposto dal Teatro Stabile di Catania alla sala Verga, del drammaturgo francese Edmond Rostand, sì, ma nell’adattamento e regia di Arturo Cirillo. Una produzione Marche Teatro, Teatro di Napoli-Teatro Nazionale, Teatro Nazionale di Genova, ERT Teatro Nazionale che da un paio di anni circuita con successo in tutta Italia.

     La rilettura proposta da Cirillo offre una visione particolarmente ‘alleggerita’ del personaggio cui ha dato vita Rostand (tra l’altro ispirata ad una figura realmente esistita, Savinien Cyrano De Bergerac, estroso scrittore del Seicento francese). Il regista ne definisce la forma come teatro-canzone, avendo custodito nella memoria il Musical con musiche di Domenico Modugno cui aveva assistito trentacinque anni fa. Con una ricostruzione metateatrale è lo stesso regista-adattatore a presentarsi in antefatto al pubblico, nei panni di Cyrano, per anticipare quanto si andrà a vedere. Non mancano poi ulteriori contaminazioni, in particolare con i continui richiami al Pinocchio di Collodi, con tanto di Fatina e di Grillo parlante. Evidentemente Cyrano è visto come una sorta di cresciuto burattino le cui fila sono tenute dalle esigenze della macchina teatrale. Le scene di Dario Gessati utilizzano una piattaforma girevole al cui centro campeggia una specie di enorme medusa che con il suo sali-scendi permette l’entrata e l’uscita dei personaggi, mentre i rutilanti costumi di Gianluca Falaschi (con le luci di Paolo Manti) suggeriscono e supportano un ‘taglio’ da avanspettacolo cui le musiche di Federico Odling, in parte originali, in parte rielaborazioni (da Édith Piaf, da Fiorenzo Carpi, da Domenico Modugno), danno ulteriore caratterizzazione. Ne risulta uno spettacolo originale, godibile, che pur riprendendo i versi di Rostand va oltre con istrionismo, grazie ad una interpretazione disincantata e pur poetica da parte di Arturo Cirillo, circondato da uno stuolo di ottimi attori che hanno condiviso il suo percorso: Rosario Giglio, Francesco Petruzzelli, Valentina Picello, Giulia Trippetta, Giacomo Vigentini. Il pubblico è vistosamente coinvolto e, alla fine, conquistato anche dalle allegre scorribande degli attori tra la sala e le poltrone.