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Se anche il Times loda la Premier

2023-02-09 13:56

Enzo Trantino

Cronaca, Politica, Attualità, Focus, Tutte le news,

Se anche il Times loda la Premier

Dovevano scattare le gelosie. Invece, Berlusconi continua a professarsi garante di liberali e moderati, e Salvini non subisce processi interni

No so odiare.

La critica è perciò, quando vi ricorro, leale constatazione di un giudizio che, al netto di ogni errore di valutazione, intende rispondere, a criteri di possibile obiettività.

Nella trasmissione della Gruber, poche sere fa, una giornalista, direttrice di un quotidiano nazionale, Lina Palmerini, analista profonda e libera, ha provocato riflessioni su un tema: la crisi del PD consiste nella mancanza del criterio di “squadra”. In occasione del prossimo congresso si notano già diversità genetiche inconciliabili, che anticipano una difficoltà di presenza costruttiva nella scena politica italiana, la confusione senza proposte coinvolgenti.

Ricorda altresì che, pur con le inevitabili differenze, il Centrodestra si mostra unito, così assicurando un elettorato non solo di cartello.

Il tema è subito verificato.

L’arrivo dell’ “uragano Giorgia” non era previsto. I sondaggi crescevano, ma la memoria della democrazia non registra un balzo così espresso: dallo scarso 2 per cento, alla vetta del 30 per cento, corrispondente al doppio dello scadente risultato del PD, e della somma di quello degli alleati.

Dovevano scattare le gelosie. Invece, Berlusconi continua a professarsi garante di liberali e moderati, Salvini non subisce processi interni, avendo perduto un numero rilevante di consensi: i governatori del Nord gli sono vicini, e gli riconfermano fiducia operosa.

La sinistra, invece, esalta i distinguo interni e, quando cercava alleanze, raccolse modeste presenze politiche e alcune sfortunatissime.

L’accordo coi 5Stelle non decollò, e, Conte, che appare sempre più spocchioso, e, dimenticando di avere conosciuto tutti i “cartelli”, destra, sinistra e centro, governando, a sua insaputa con Salvini, ora detta condizioni, quadi a dire: “se il PD vuole venire con noi, vedremo”.

Ma la nuova Premier, limando angoli acuti, appare all’estero sempre più credibile, al punto che il prestigioso e poco amico “The Times”, l’ha definita “il leader più popolare d’Europa”.

Prosa mai letta, a memoria di tutti.

Quando occorre unione per le concretezze sociali, l’incontro non è resa, ma condotta premiale. La guerra permanente logora e non rende.

Perché il viso delle armi è rivolto a chi ha vinto, a chi cioè rappresenta la maggioranza del popolo elettore.

Se l’opposizione cerca legittimo consenso, se ne faccia una ragione: ha perso perché quella maggioranza non voleva celebrare un passato, ma costruire un futuro vivibile, con un governo che pure con inevitabili errori per i tanti fronti a cui è esposto, riscuote consensi. Persino dal “The Times”.

E, mentre, il Presidente, profittando di un invito gridato nell’ultimo intervento politico a Milano “Tieni sempre alta la testa”, conclude “Non te preoccupa ” un guizzo di energia che infiamma, il PD, sempre più moscio, dichiara di “elaborare il lutto per la fine del governo Draghi”, in una recente presenza dalla Gruber.

Ecco la chiave: sono disciplinati, sanno stare zitti, non hanno più iniziativa, sino a vedersi scavalcati da un arruffapopolo come Conte e lasciati da una personalità come Alessandro Gasman: “Non avrete più il mio voto”.

Noi rispettiamo il loro lutto, e leggiamo la sinistra pensante, da Recalcati a Rampini.

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