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Serata Brahms per la stagione sinfonica al Bellini

2023-01-28 14:37

Aldo Mattina

Cronaca, Spettacoli, Focus,

Serata Brahms per la stagione sinfonica al Bellini

A condividere il palco con Ozoliņš la pianista coreana di Seoul, Ilia Kim, avecchia conoscenza che il Teatro Massimo Bellini ha visto letteralmente crescere

Sono passati diciassette anni da quando l’allora giovanissimo direttore d’orchestra lettone Mārtiņš Ozoliņš diresse a Catania la “Lady Macbeth del distretto di Mtsensk”, straordinario capolavoro giovanile di Dmitri Shostakovich. Allora apprezzammo l’entusiastico cipiglio con cui aveva affrontato una partitura dalle terribili difficoltà ma sicuramente consone alla sua sensibilità. Lo abbiamo rivisto (ed ascoltato) adesso, sicuramente ancor più maturo ed affermato direttore principale della Latvian Nazional Opera and Ballet (proprio presso la Latvian Academy of Music si diplomò in direzione di coro nel 1998 e in direzione d’orchestra nel 2003) in una serata interamente dedicata alla grande musica tardoromantica di Johannes Brahms, per la stagione sinfonica 2022-23 del Teatro Massimo Bellini.

     La Sinfonia n.4 in mi minore op.98 campeggiava nella seconda parte della serata racchiudendo l’intero mondo sinfonico del compositore amburghese che, con questo capolavoro dell’estrema maturità, metteva forse la parola fine al tessuto sinfonico tardoromantico e post-beethoveniano consegnandolo alla modernità; di lì a poco il boemo Gustav Mahler ne avrebbe raccolto l’eredità per aprire nuovi orizzonti.

    La lettura di Ozoliņš è stata improntata ad una possibile semplificazione e linearità delle complessità strutturali pensate da Brahms, la sua densità di scrittura, i suoi spessi agglomerati armonici, il fitto tessuto contrappuntistico dello stupefacente ultimo movimento ‘Allegro energico e passionato’ (che tanto ci fa pensare al sommo Bach), hanno avuto nel direttore lettone una ricerca di fluidità magari più moderna e fruibile ad orecchie meno smaliziate, rinunciando in compenso ad una maggiore ricchezza e profondità di intenti.

    D’altra parte le stesse intenzioni si erano già colte nella prima parte della serata quando veniva eseguito il Concerto n. 1 in re minore op. 15 per pianoforte e orchestra, tormentata ed un po’ ambigua composizione di un ancor giovane Brahms poco più che ventenne, ancora alla ricerca del suo linguaggio sinfonico. Allora (tra il 1854 e il 1858) il compositore amburghese non si sentiva pronto per la Sinfonia e il Concerto rappresentò una sorta di prova generale, tanto da concepirlo come una sorta di Sinfonia concertante con pianoforte obbligato; ecco quindi che lo strumento solista dialoga con il resto dell’orchestra su un piano di parità, non proprio come un vero solista.

     A condividere il palco con Ozoliņš era la pianista coreana di Seoul, Ilia Kim, altra vecchia conoscenza catanese che il Teatro Massimo Bellini ha visto letteralmente ‘crescere’ avendola più volte vista ed ascoltata fin dai suoi primi passi concertistici come ex-allieva dei celebri corsi pianistici di Imola. Ormai più che affermata concertista a livello internazionale ne abbiamo apprezzato, ancora una volta, la luminosità e soavità del tocco, sempre pronta a evidenziare il lirismo dei contenuti melodici, prediligendolo piuttosto del perorante ed assertivo virtuosismo (che pure, almeno in parte, nel concerto brahmsiano non guasterebbe). Non a caso a fine esibizione ha proposto quale gradevole bis il poeticissimo Sonetto n. 104 del Petrarca di Franz Liszt. Applauditissima, comunque, dal nutrito pubblico catanese cui è particolarmente legata.