Leone d'oro alla regista di Woman unknown, film premiato anche con la coppa Volpi alla miglior attrice: ulteriore conferma per il cinema del nord Europa, già vincitore agli ultimi Oscar. Leone d'argento al coreano Possible love: anche qui una cinematografia, quella coreana, che si esprime con un linguaggio che, pur identitario, supera le barriere geografiche, e risulta vincente. Leone d'argento per la regia a DAU e Gran Premio della Giuria a Naza, sconvolgente documentario costruito sulle interviste ai militari israeliani che si occupano dei controlli su Gaza ed effettuano i bombardamenti. Coppa Volti maschile a John Malkovich, Leone d'argento per la sceneggiatura a Un bon petit soldat, film sui reati e le dinamiche aziendali. Nella sezione Orizzonti premiato Scamarcio, protagonista de I figli della scimmia, che prende anche il riconoscimento per la sceneggiatura.
In attesa della premiazione ufficiale erano stati appena consegnati alcuni riconoscimenti, due dei quali attribuiti a siciliani. Il Premio Carlo Lizzani, istituito dalla figlia del regista per premiare i migliori gestori di sale cinematografiche — due italiani e uno europeo — è andato al vittoriese Giuseppe Gambina, per la sala Lumière di Ragusa: un cinema che alla programmazione ordinaria affianca quella d’essai, le attività per le scuole e molte altre iniziative. In un momento in cui tante sale sono costrette a chiudere, è importante riconoscere il lavoro di chi riesce non solo a tenere aperto un cinema, ma a riempirlo attraverso proposte culturalmente innovative e capaci di coinvolgere il pubblico.
La regista catanese Giulia Cosentino ha invece ricevuto il Premio Fedic, assegnato dalla Federazione Italiana dei Cineclub, per il cortometraggio Se mai le cose. Il riconoscimento va a quelle opere capaci di proporre uno sguardo nuovo e originale. Non a caso, il lungometraggio premiato dalla Fedic è Serpenti di De Paolis, rilettura in chiave paradossale di una vicenda di autodenuncia per femminicidio.
Ma la Mostra del Cinema non è fatta soltanto di film e rassegne. C’è anche tutto ciò che ruota intorno alle proiezioni: dal Venice Immersive, con la sua selezione di esperienze virtuali, alle masterclass, che quest’anno hanno richiamato un pubblico numerosissimo, soprattutto giovane. Tra gli appuntamenti più attesi, quelli con Ellen Burstyn, George Clooney, Luc Besson e Luca Guadagnino, tutti sold out.
Besson, in particolare, ha voluto fortemente il confronto diretto con il pubblico, invitandolo a porre domande. Ognuno degli ospiti ha cercato di trasmettere all’uditorio la propria idea di cinema, raccontando anche le difficoltà, i dubbi e gli ostacoli incontrati lungo il percorso. Momenti preziosi, perché mostrano il cinema non soltanto come prodotto finito, ma come mestiere, passione e percorso umano.
E infine, loro: i red carpet.
Dopo un inizio all’insegna di un’elegante sobrietà, negli ultimi giorni gli outfit hanno progressivamente alzato il livello — o abbassato il limite - del buon gusto. Scelte decisamente fuori dagli schemi, e non sempre adatte alla fisicità delle attrici.
La domanda sorge spontanea: si è osato… forse un po’ troppo, più negli abiti che nella realizzazione dei film?


