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Il giorno in cui morì Archimede di Siracusa

2025-11-01 13:44

Aldo Mattina

Cronaca, Spettacoli, Focus,

Il giorno in cui morì Archimede di Siracusa

Inaugurazione della stagione di prosa al Teatro Brancati. Spettacolo di straordinaria modernità ispirato alla figura del celebre matematico siracusano

 

    L’inaugurazione della stagione di prosa del Teatro della Città al Brancati ha proposto uno spettacolo di teatro con musica dovuto alla intrigante penna di Costanza Di Quattro. Ispirato alla figura del celebre matematico Archimede di Siracusa, lo spettacolo appare di straordinaria modernità per l’ambientazione che permette all’autrice ragusana di parlare dell’immutabile presenza della guerra nel corso della storia, oltre che a ricordare la figura dell’illustre matematico, della sua solitudine interiore e dei suoi tormenti, attraverso un arguto monologo affidato, nella presente messa in scena, alle doti attoriali e musicali di Mario Incudine, per la regia di Alessio Pizzech.

      La vicenda portata sulla scena rappresenta la cristallizzazione di un infausto giorno, quello in cui Archimede morì, nel 212 a.C. per mano di un legionario romano, durante l’assedio  compiuto dall’esercito romano guidato da Marcello ai danni di Siracusa, alleata con Cartagine. Nella finzione scenica però, la morte non arriva subito; lo spaesato legionario, interpretato da Tommaso Garrè in perfetto silenzio,  incuriosito dalle carte e dalle invenzioni dello scienziato, si lascia quasi soggiogare dalla narrazione di Archimede che ha così il tempo di rievocare, in un lungo monologo recitato e intercalato da canzoni (dello stesso Incudine, accompagnato dal bravo Antonio Vasta)  l’intera sua esistenza, la sua disperata solitudine e le sue angosce, mitigate a malapena da un sogno di amore che si realizza ad Alessandria d’Egitto per un breve periodo (frutto geniale dell’invenzione poetica della Di Quattro).

     Il monologo di Archimede costituisce una sorta di affermazione della cultura classica contro il perpetrarsi della violenza della guerra, una rivalsa dei valori della cultura (la scienza non del tutto compresa, in questo caso).

     La figura di Archimede, nel testo della Di Quattro, appare come portatrice di una profonda umanità e sembra lanciare un messaggio ai giovani di ogni tempo affinché vivano con profonda consapevolezza la propria esistenza, magari con un pizzico di follia ma all’insegna dell’amore.  

    Non mancano ampi riferimenti alla vita del matematico, tra eventi reali o realistici, aneddoti ed eventi divenuti quasi mitici. D’altra parte le fonti sull’esistenza di Archimede, lacunose e spesso frutto di vere e proprie leggende passate alla storia – il famoso eureka! nello scoprire il principio sul galleggiamento dei corpi, il presunto episodio sull’incendio delle navi romane, mediante il riflesso solare sugli specchietti delle donne siracusane, le macchine da guerra al servizio di Gelone – consentono alla rilettura/ideazione della Di Quattro di servirsene per lanciare il proprio messaggio.

     L’interpretazione di Mario Incudine è a tutto tondo, trascinante, infuocata (il fuoco della scienza e della ricerca della verità) con un intervento musicale che magari distoglie dal racconto ma che aggiunge un elemento di varietà. La regia di Alessio Pizzech lascia ampio spazio all’estro del protagonista, agendo su una scena ricca di riferimenti agli esperimenti del matematico, costumi ben colorati e illuminati (le scene ed i costumi sono di Andrea Stanisci).

     Una coproduzione Centro Teatrale Bresciano, La Contrada – Teatro Stabile di Trieste – Teatro della Città Centro di Produzione Teatrale, in collaborazione con Teatro Donnafugata.