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Teatro Verga: l’assurda lezione di Ionesco

2025-12-05 16:32

Aldo Mattina

Cronaca, Spettacoli, Attualità, Focus,

Teatro Verga: l’assurda lezione di Ionesco

La composta e rispettosa lettura registica di Calenda restituisce tutta la deflagrante e surreale assurdità di un testo centellinato senza stravolgimenti.

Una volta tanto non è necessario ‘ridurre’ il testo a più mite durata, dal momento che ‘La lezione’ di Eugène Ionesco condensa già, in poco più di un’ora, un compiuto atto unico del drammaturgo rumeno naturalizzato francese, creatore del cosiddetto ‘teatro dell’assurdo’ (insieme all’irlandese Samuel Beckett).

     Lo spettacolo, definito dallo stesso autore ‘dramma comico’, andato in scena al teatro Verga, per la stagione 2025/26 dello Stabile catanese, con la regia di Antonio Calenda, ha riproposto quello che può essere considerato, insieme a ‘La cantatrice calva’(sua opera di esordio, scritta l’anno prima), uno dei massimi contributi al teatro dell’assurdo. Scritto nel 1951 respira ancora con evidenza il profondo disagio recente dovuto alla seconda guerra mondiale. Ne è chiaro segno il riferimento ‘politico’ alla fine della vicenda quando il protagonista si applica una fascia al braccio con il segno della svastica per assicurarsi l’impunita dal quarantesimo delitto compiuto…

      La composta e rispettosa lettura registica di Calenda restituisce alla lezione di Ionesco tutta la deflagrante e surreale assurdità di un testo centellinato senza quegli  stravolgimenti a volte buffoneschi che molte rappresentazioni spesso presentano (sminuendone tutta la ‘carica’ linguistica). Non poco merito va attribuito alla stralunata interpretazione di Nando Paone, nei panni del Professore, in un crescendo emozionale con cui passa dal mellifluo e quasi timido dialogo con l’Allieva a cui si appresta a dare lezioni private in casa, alla sempre più stringente ‘interrogazione’, fino alla completa perdita di controllo che sfocia in un efferato delitto per accoltellamento. Il testo di Ionesco è un’esplosiva successione di ragionamenti sempre più slegati e privi di reale logica. Il pessimismo dell’autore non conosce alcuna scappatoia salvifica, si nutre di paradossi tendenti ad esasperate la vacuità dei rapporti umani con la conseguente impossibilità di comunicazione. Per il protagonista si profila una continua ed esasperante ‘lotta’ linguistica, non priva di un vero e proprio virtuosismo al quale Paone si è prestato con istrionica vivacità.

    Daniela Giovanetti è stata una brava Allieva nell’assecondare il turbinio vocale del Professore, lasciandosi sottomettere con sempre maggiore arrendevolezza, minata da un terribile ‘mal di denti’ che si estendeva, infine, a tutto il corpo, senza che il Professore se ne curasse in alcun modo.

     Il terzo personaggio era la Cameriera, interpretata con il disincantato distacco che la parte prevede, da Valeria Almerighi; una presenza quasi costante che traffica tra gli armadi dello studio, severa, apparentemente pronta a mettere il Professore sull’avviso, ma in fondo ‘aiutante’ e ‘complice’ degli ‘scheletri negli armadi’ del Professore. Gli armadi, scuri, sono una inquietante presenza, a completamento di uno studio con due poltrone, tutto scuro, angosciante; le scene sono di Paola Castrignanò; i costumi, vestaglia da camera con cappello a papalina per lui, gonna e camicetta da scolaretta con basco per lei, grembiule per la cameriera, sono di Giulia Barcaroli.

    Uno spettacolo che scorre veloce pur rimanendo, tutto sommato, piuttosto algido.